A testa in giù

“Pesante è il bilancio di questo arcano capovolto, dove la fede diviene mancanza di fede e la serena saggezza del pontefice, incapacità di mettersi in discussione e di assumersi le proprie responsabilità. La moralità che fungeva, al positivo, da guida e da criterio di discernimento, si negativizza fino ai limiti dell’illegalità e dell’ingiustizia commessa a danno altrui. Si tratta per lo più di azioni basse ma non dichiarate piccole vendette, meschinità maldicenza, intrighi.”

   (da Tarocchiantichi.com).

 
Nell’ordine di un discorso per concetti semanticamente rivoltati, se non capovolti, paradigmi che credevamo storicamente determinati e inviolabili – articoli costituzionali messi in discussione e oltraggiati a colpi di atti amministrativi, alcune filosofie del pensiero piegate secondo un angolo innaturale di fronte a un capitalismo arrembante, paralogismi atti a difendere l’indifendibile – si inscrive per parere di tanti (Monsignor Viganò, lancia in resta) anche l’azione ormai pacificamente schierata di Francesco Bergoglio, fine uomo politico e scaltro istrione di un panteismo geopolitico onnipervasivo, molto alla moda, e adatto ad una società liquida e sradicata alla base, cosa che dovrebbe inquietare i cattolici in primis, non certo un agnostico post-punk come me… Dall’irrisolto vulnus canonico Ratzinger/Bergoglio, dal rifiuto di farsi baciare la mano alle posizioni filoabortiste, passando per l’adesione incondizionata ad un globalismo senza frontiere (è lui, l’autorità spirituale certificata per il Consiglio per un Capitalismo Inclusivo, ambito DAVOS), che programma l’abolizione della proprietà privata come arma di pauperismo selettivo (non quella del Vaticano o dell’élite, quella di chi s’è costruito la casa), dalla controversa Enciclica Fratelli Tutti all’improvvisa infatuazione scientista e alla logica conclusione sulla promozione vaccinista – un presidio che vuole massificato per “amore”, sempre tutto e solo per amore, termine ormai così carico di valenze neolinguiste orwelliane, che varrebbe quasi la pena di rispolverare un po’ d’odio non elitario e suburbano (solo letterario, si intenda!), in fondo innocuo, ma sano virile e anche un po’ sudato. D’altronde, in ambito di capovolgimenti, il rovescio dell’amore è l’odio… Il pontefice (colui che costruisce ponti, tra il basso e l’alto) argentino, dicevamo, sembra incarnare uno dei paradossi di questi strani tempi, e lo fa nell’ostensione vistosa e poco esoterica della sua eminenza. Parlando di paradossi – e per citarne alcuni, il portato storico delle sinistre di cui ormai si fanno carico le destre oltranziste di tutta Europa (quei diritti del popolo che furono, in Italia, appannaggio del partito di Gramsci), la censura applicata dal grande capo dei social Zuckerberg perfino nei confronti di un presidente USA ancora in carica (per quanto figura, anch’esso, non priva di ambiguità), senza che vi siano camere di compensazione politica; o ancora organismi per il “bene pubblico” (OMS) finanziati dal privato, vedi la puntata di Report a riguardo –, quelli del Papa sembrano provenire dal conflitto tra ragione e sentimento, da una significativa resa al panteismo pagano, buono certamente per un rasta, ma impressionante a vedersi sulla bocca e la gestualità del capo spirituale e politico della forza catecontica per eccellenza. Più che di massonismo-anglo-capitalista, l’attività di Bergoglio sa demolizione controllata, sembra favorire una decostruzione o una mutazione antropologica, sa di rivoluzione copernicana, un Papa rovesciato che lavora per la liquefazione di un dogma che – per sua natura – non può ammettere interpolazioni, manomissioni, che non si presta ad interpretazioni temporali, che opera per un protocollo lineare e soteriologico, diacronico (fuori dal tempo), non di certo organico a una concezione circolare, come si diceva, pagana. Insomma, tertium non datur, o sei dentro o sei fuori, nella dottrina cristiana.

Ma il capovolgimento è operazione diversa, sottile e potremmo ferfino azzardare punk e situazionista, nel gioco agli stravolgimenti, nell’utilizzo di una simbolica sistemica deturnata a piacimento.
La figura del Papa Rovesciato, colui che è ricettacolo di forze cosmiche, che convoglia dall’alto ma che disperde nel conato dell’irresolutezza e del relativismo assoluto verso il basso, è una figura tanto letterariamente affascinante quanto pregna d’angoscia, nel simbolismo archetipico dei tarocchi. Se la fede, sopratutto una fede monoteista, rappresenta il versante volitivo e profondamente identitario di una cultura, il lato combattivo e incoercibile, un arcano rovesciato invece sovraintende a ben altra area semantica che non quella della trascendenza.
Punk’s not dead!

Gioele Valenti,
Palermo, 11 gennaio 2021.
 

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2 commenti:

  1. A testa in giù, un ribaltamento totale…
    Ottimo punto di vista!

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