Tanatodemia informativa

“Per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato all’altra estremità dell’altalena.

La vecchia storia del bene e del male.”

   (cit. Charles Bukowski).

 
Senza necessariamente propendere per una tesi di ascendenza diretta tra un’Internazionale Nera (cit. Franco Fracassi) e l’élite globalista (di stampo speculativo, e neoliberista), certo è che la simbolica corrente, fatta di deportazione del lavoro materiale nell’iperspazio (spazie e tempi individuali, alienati e consegnati alla rete), complice la stolida soggiacenza di spiriti casalinghi e menefreghisti, morti già in vita, suddetto simbolismo fatto anche della teorizzazione di campi per asintomatici (meglio dire, dissidenti), questo pare avvenire in Germania in queste ore – e qui di nuovo, la semantica della deportazione , liste di proscrizione, ghettizzazione, “antisemitizzazione” del pensiero dissenziente, braccialetti identificativi, patentini di nuova normalità mediati dalla minaccia di sanzione sociale, beh, dicevamo, tutto questo sfavillare di simboli non può che apparire grottesco e drammatico – grottesco perché storicamente determinato e socialmente inimmaginabile, fino solo a un anno fa; drammatico, perché imbevuto di un’apparente ineluttabilità, visto che nessun costituzionalista di rango pare ne stia denunciando l’assurdità, o meglio ancora, se ne stia facendo carico a garanzia dei propri figli e quelli degli altri. Eredi di una cultura greca, per cui le colpe dei padri ricadono sui figli, noi figli di una costituzione messa all’angolo, vituperata e attentata, stiamo assistendo a tutto questo sotto una specie di narcosi, una paralisi molto simile al meccanismo di attacco-o-fuga, per cui se non attacchi, fuggi, o resti raggelato. Una delle determinanti di questa paralisi sociale è sicuramente la paura, veicolata per casse di risonanza mediatica, certo, leggi propaganda. Ma sotto la coltre della paura, vi è un’aggressività sociale, che molto indietro data lungo il cono della storia, che è incistata nella dialettica di classe (padrone vs servo), e che ben risponde alla prescrizione del Prontuario del Potere, divide et impera. Una formula così efficace che i latini ne hanno codificato il famoso distico. E funziona.

Partendo da un’analisi molto lucida di Corrado Malanga, l’idea che una finta contrapposizione politica (qui semplificando, erede di ogni coppia oppositiva mitologica, Deva e Asura, Caino e Abele, Marduk e Tiamat ecc…) determini una vera contrapposizione tra popolo e popolo, che espunge in radice la possibilità che il popolo stesso riconosca come unica controparte per la rivendicazione di legittimi diritti, l’apparato governativo, questa polarizzazione pervade ogni ambito dello psichismo sociale in questi maledetti giorni. Provax contro novax, mascherati contro facciadotati, normali contro anormali, Viganò contro Bergoglio, sovranisti contro globalisti, Trump vs Biden, asintomatici contro tutti. Insomma, solo uno affetto da dabbenaggine cronica non si accorge che c’è qualcosa che non va, sotto tutta questa faccenda. E quello che non va, al netto della crisi sanitaria, reale o presunta che sia (e d’altronde, come farsi luce nella selva informativa, se i presunti risolutori del problema partecipano loro stessi del problema?), è appunto rinvenibile in questa sorta di recupero spettacolare, a opera di una scientifica omissione, del tertium non datur.

Quando invece, a voler aguzzare uno sguardo ormai depotenziato da un’attenzione orizzontale e flaccida – mai verticale – a cui ci costringe l’ipertesto della rete, tertium datur, eccome! Nello scarto tra vero e verosimile, tra fake e debunking, nella Twilight Zone di una comunicazione adatta a esseri infantili e permeabili alla mostrificazione dell’oggetto inviso al potente di turno, nell’elemento espunto dal criterio di ragionevolezza e prudenza, beh, è proprio in tutto questo margine grigio, la zona morta, che sta la risposta. E ognuno, per dovere civico e per rispetto dei morti affastellati lungo le sponde della Storia da potentati finanziari e interessi sovranazionali (e smettiamola con questa naïveté, fuori luogo!), che tutto il flusso umano veicolano, come il pastore fa col gregge, questa risposta appunto deve trovarla da sé. Dissolvendo il velo di Maya dell’informazione, sapremo infine guardare attraverso la Soglia della Vita, non più da quella della Morte.

Gioele Valenti,
Palermo, 24 gennaio 2021.
 

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