Furia dei Titani e lacrime di coccodrillo



Chi pensa che messaggi come quello di Di Maio su Twitter, “A Natale e Capodanno, permettiamo ai cittadini di spostarsi”, a metà tra plurale maiestatis e delirio di onnipotenza, o quello altrettanto grave di una Lucia Annunziata, ormai priva di freni inibitori, “Qualcuno dovrà prendere per il collo gli italiani e farli vaccinare…”, che dalla televisione di stato santifica la teurgia della violenza come accettabile metodo di sopraffazione governativa, commettendo ipso facto un reato previsto dalla costituzione (istigazione alla violenza), chi pensa, dicevamo, che queste siano solo sbracate dichiarazioni al vento, che siano appunto le lasche argomentazioni di gente incolta, rozza o distratta, o semplicemente superficiale, a nostro avviso si sbaglia e di grosso.

Nel dispositivo macchinico di una comunicazione di massa, nessun politico parla di sé, nessuna testa, pensante o meno, argomenta motu proprio, ma si dispone con precisione chirurgica ad eseguire programmi ben prestabiliti, ampiamente condivisi e ratificati, com’è uso fare qualsiasi altro funzionario di apparato di sistema. In altro periodo storico, un personaggio pubblico, nello specifico un politico, nei panni di Di Maio per esempio, avrebbe immediatamente fatto partire un tweet riparatore, o una Lucia Annunziata sarebbe stata costretta a cospargersi il capo di cenere, avendo entrambi ampiamente oltrepassato il segno della tollerabilità nell’ambito di una democrazia matura.

La verità, banale come il male, è che nella logica dell’emergenza come metodo di governo, un’arte fine e che viene da lontano (le dittature del secolo scorso ebbero tutte un sostrato propagandistico molto robusto), quel “vivre dangereusement” di cui parla Foucault, l’accellerare di un lessico che va sempre più oltre nel territorio del dispotismo mistificato, il far pian piano scivolare sublimine che sia “normale” che il potere eserciti compressioni delle libertà sempre più ampie, e che sia “normale” che un politico possa dire sfacciatamente “permettiamo che i cittadini…”, ebbene tutto questo rientra nel piano di una normalizzazione dell’impensabile, ad uso e consumo di una politica che vuole dettare il ritmo all’esistenza individuale e collettiva dei cittadini. Della stessa natura mistificante, appare la tendenza della politica, dalla Merkel al segretario di Stato alla Salute britannico, Matt Hancock, al “pianto facile”, a un “commozionismo mediatico”, che per primi abbiamo mestamente inaugurato qualche anno fa (Fornero), dove la carta giocata è quella del transfert emozionale, una bieca strategia del tutto inedita, che fa appello alle corde più profonde di un pubblico di teleconsumatori ormai giunti alla nullificazione critica.

C’è di che riflettere.

Gioele Valenti,
Palermo, 11/12/2020.
 

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