Quel che serve

”Le nazioni più grandi si sono sempre comportate da gangster, e le piccole da prostitute.”

   (cit. Stanley Kubrick).

 
Nell’oscuro abbraccio esiziale tra poteri forti e informazione, plasticamente espresso dal pressoché unanime plauso al governo “tecnico” e di alto profilo istituzionale (Mattarella dixit), da tutti i media maistream, si delinea tutto un portato culturale avverso al sentire comune, nello scollamento tra, appunto, un sentire comune negletto (chi ha interpellato gli italiani a proposito di questa scelta? Chi ha tastato il polso, mettiamo, al pizzaiolo o al medico di famiglia?) e le istanze finanziarie eurocentriste, tese alla produzione viziosa di debito pubblico innalzata a coazione a ripetere sistemica – nella riproposizione di un modello, quello appunto del capestro, su cui l’Europa s’è allenata per molto tempo, se consideriamo, in Africa, il Colonialismo predatorio ad opera dei francesi e l’imposizione di una moneta dall’alto (Franco Sefa), e se guardiamo alla macelleria sociale somministrata alla Grecia, senza pietà alcuna, modello che ora l’Europa sembra pronta a calare impietosamente anche sull’Italia, nell’attonita rassegnazione di tutti.

E seppure, nel pieno gioco delle parti, si fa finta di dibattere, M5S in primis, se sia effettivamente dignitoso per una forza in illo tempore – ricordiamo bene – apertamente avversa ai tecnocrati finanziari, tanto da farne un manifesto programmatico, appoggiare ora l’Uomo della Provvidenza (Draghi, che vola alle latitudini dell’alta, ma bassissima, finanza), tutto cospira a favore della catastrofe, la Grecia alle porte, senza più infingimenti, o al massimo per minime false contrapposizioni (sembrerebbe in atto il teatrino Salvini VS Meloni, in tal senso, ma tutto dèjà vu).
Si sapeva, era nell’aria, anche se il Quirinale, solo tre giorni prima, aveva incredibilmente negato che vi fossero stati abboccamenti con l’ex presidente della BCE, altro esempio di come i maghi neri dell’informazione abbiano ormai un ruolo strategico essenziale nella costruzione della realtà da somministrare al popolo.

Ma nella profezia che si autoadempie, da molti fatta tanti anni orsono (Malevezzi, Fusaro, Bagnai), in cui tutto s’era delineato fin nei particolari – da tempo, la vulgata è conscia del processo inerziale che avrebbe portato alla “liquidazione” politica di Conte, non prima però che avesse assolto alla sua di funzione, e alla conseguente introduzione del funzionalismo tecnico di Draghi –, da questo oscuro vaticinio millenaristico ora avveratosi, e dalla conseguente catastrofe che potenzialmente potrebbe derivarne, dicevamo, non può esser scorporata l’inettitudine del popolo italiano, prono a tutto ciò che venga dall’alto, nel coito mortale e complice della vittima col suo carnefice.
Una piramide rovesciata che vede, non più un’elite finanziaria (occulta solo per chi non vuole vederla) a regnare su un popolo di vessati, sfruttati, abbrutiti, rincoglioniti dall’infodemia drogata, il popolo una controparte attiva di una dinamica malata, nel capovolgimento speculare che attesta senza più alcun dubbio, che chi ci tiranneggia è espressione franca di come siamo noi stessi, come popolo. Siamo una consustanzialità di fatto col Moloch che ci possiede.

Loro non sono il peggio di noi, il guano emerso dalle forre mefitiche del potere neoliberista.
Loro sono noi al rovescio, o più semplicemente, noi al loro posto.
Se il popolo è pecora, il potere si fa lupo, bestia luciferina che da sempre forgia menti e controlla le coscienze dei sudditi di ogni epoca, in quella sincronicità di un processo sadomaso che bene Pasolini aveva raccontato in Salò o le 120 giornate di Sodoma.
”Yes, please, master…”.

Gioele Valenti,
Palermo.
 

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