Un mostro che divora i suoi figli

Un mostro che divora i suoi figli

“L’UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani (art. 2 del Trattato)”.

   (Unione Europea, da Treccani.it).

 
All’abbandono del dubbio metodologico (da Occam a Galileo, passando per Cartesio), ridotto a pura argomentazione negazionista dagli aedi del politicamente corretto, e dopo un apparente alleggerimento da parte dei giornali mainstream sulla questione Covid, incredibilmente rientrata nell’alveo di un’influenza – giusto il tempo che si insediasse l’uomo delle banche, Mario Draghi –, corrisponde ora una ringalluzzita tendenza al bollettino di guerra giornaliero, quella messe ocillante di dati crudi, disaggregati, e spesso in contraddizione, sullo stato “febbrile” del paese. Nell’ontologia imprenditoriale postfordista (ogni cosa targetizzata e trattata come azienda), precarizzante, liquida, tutto è sottoposto sempre a verifica e nulla è punto fermo. Se il presente è puramente fungibile, una dimensione in cui lo spazio e la psiche collettiva sono disponibili a esser decostruiti e ricostruiti secondo modelli eterodiretti, allora anche la percezione collettiva di cosa è intoccabile, dalla Costituzione ai modi concreti del vivere, viene ammorbidita senza limiti.
Basta toccare le corde giuste, e il gioco è fatto.

Gettata la maschera di un farsesco protocollo securitario, per intenderci, l’insieme di risoluzioni politiche funzionali alla protezione di un arbitrario Bene Comune, ora dall’Europa, per tramite di Ursula Von der Leyen, ci giunge il pronostico infausto che dovremo prepararci all’”Era delle pandemie”. Ben strano vaticinio, se è vero com’è vero che nessuna scienza possa argomentare predittivamente su alcunché, all’interno di modelli interpretativi della realtà che sono ancorati pur sempre a una certa quota di scarto probabilistico, ai principi di falsificazione e vericabilità e, non ultimo, una buona dose di fortuna. Il fatto che la vita non debba correre alcun rischio, francamente sa di protocollo biopolitico, in antitesi ad un umanesimo che ci ha guidato fino ai giorni nostri, nonostante gli attacchi di una macchina funzionalistica neoliberale, sempre in agguato, e l’oscurità sulfurea di guerre per la purificazione da un qualche nemico. Ogni dittatura determina un oggetto, potremmo definirlo attrattore psichico di massa, che ne giustifichi una ragion d’essere. Tutto viene fatto sempre per un qualche bene comune (In the name of love, cit. U2).

Tra politiche vaccinali agghiaccianti, per un presidio che dovrebbe essere un diritto e non un lusso, o peggio un’imposizione (e tralasciamo la catastrofe degli effetti collaterali), considerando pure che in qualche zona della Spagna vogliono mettere 600 mila euro di multa a chi non si vaccina, al tanto vagheggiato passaporto vaccinale, è il metodo di controllo, paura, repressione e discriminazione, a guidare il programma di un’Europa che assomiglia sempre più a una macchina confessionale maoista, a un apparato di controllo panottico, operante una prammatica del debito a cui impiccare i paesi svantaggiati, più che un organismo corale di mutuo riconoscimento, fondato su ideali di pace, unità e prosperità, così com’era nell’idea dei padri fondatori, il nostro Alcide De Gasperi in testa.

Gioele Velenti,
Palermo, 02/03/2021.

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