Negazione come prassi dogmatica



Qualsiasi spazio mistico, sottratto alla spazialità laica, è il tabù di un potere astratto nondimeno potente, che costringe ad una tensione, appunto mistica, che alla lunga costringe ad una resa supina alle decisioni di un qualche sacerdote. Così appare la situazione contingente, essendosi operato uno spostamento istanteneo da una iconologia religiosa classica (spauracchio di massa, ancora incistato nel subconscio collettivo) ad un superpotere sanatorio, rievocante altre nauseabonde mistiche dell’eroe salvatore. Ed ecco tutta la serie semantica ricuperata di botto, riti di pass(e)ggio, pedagogia della frustrazione, abnormità della sanzione, sacra rappresentazione e, dunque, finzione collettiva.

Nella mistica assoluta e totalizzante di una narrazione a reti unificate, è una nuova teurgia, quella che sta delineando contorni sempre più netti, una biodittatura cui non mancano di officiare clero giornalistico e burocrati da ventriloquo, intenti a suonare pedissequamente uno spartito eterodiretto.

Il Vaccino è tutto, la cura è niente, l’implementazione del sistema sanitario, accantonata, il criterio di verificabilità espunto dall’orizzonte scientifico, insomma un corpus dogmatico che sa di chiesa, una chiesa ipermaterialista e hyper-razzista componente un’umanità degna di un quadro di David Olère.

Gioele Valenti,
Palermo, 16 Marzo 2021.
 

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